FAQ

#1

L’olio di palma viene usato esclusivamente perché è economico?

L’olio del frutto di palma ha un prezzo €/kg conveniente rispetto agli altri oli vegetali, dovuto essenzialmente alla sua altissima resa per ettaro. L’olio di palma viene però usato dall’industria soprattutto per motivi qualitativi e tecnologici. Infatti solo questo ingrediente può vantare le seguenti caratteristiche contemporaneamente: la capacità di conferire ai prodotti la necessaria “croccantezza” o cremosità; il suo essere inodore ed insapore e  l’ alta resistenza al calore e all’ossidazione
Maggiori informazioni sono disponibili qui.

 

#2

Perchè usare olio di palma? Non ci sono migliori alternative?

L’olio di palma è un ingrediente prezioso per l’industria alimentare perchè possiede numerosi qualità, alcune delle quali fondamentali per la ricettazione dei prodotti. L’olio di palma ha la peculiarità di essere solido a temperatura ambiente, ha sapore e fragranza neutri; queste caratteristiche fanno la differenza rispetto ad altri oli come quello di colza e di girasole. Permette di ottenere una consistenza cremosa o croccante senza modificare il gusto degli altri ingredienti essendo insapore. L’olio di palma resiste bene alle alte temperatura e all’ossidazione, non irrancidisce facilmente e quindi evita l’uso dei conservanti.  Inoltre l’uso dell’olio di palma permette di evitare il ricorso ai processi di idrogenazione parziale che permettono di dare corpo agli oli ma che sfortunatamente producono gli acidi grassi trans, nocivi per la salute.

Infine, la palma da olio risulta essere una soluzione ideale anche in termini di resa per ettaro: è coltivata in luoghi fertili e altamente piovosi e, pertanto, ha poche esigenze in termini di utilizzo di acqua e fertilizzanti. La palma da olio ha una resa media di 3,47 tonnellate per ettaro, ciò vuol dire 5 volte più della colza (0,65 t/ettaro), 6 volte più del girasole (0,58 t/ettaro), e addirittura 9 volte più della soia (0,37 t/ettaro) e 11 (0,32 t/ettaro) rispetto all’olio di oliva. Maggiori informazioni sono disponibili qui.


#3

L’olio di palma contiene acidi grassi saturi?

« L’olio del frutto di palma è costituito per metà da acidi grassi saturi (49%) e per metà da grassi monoinsaturi/polinsaturi (51%).

Entrambi sono indispensabili al buon funzionamento del nostro organismo. Le raccomandazioni dei nutrizionisti sono infatti di assumere il 30% dell’energia giornaliera da grassi, di cui 20% da grassi insaturi e 10% da grassi saturi ( fonte Cra-Nut ex INRAN).

La maggior parte dei grassi saturi che assumiamo viene da alimenti di origine animale e da altri oli vegetali usualmente consumati in quantitativi maggiori rispetto all’olio di palma. Maggiori informazioni sono disponibili qui .


#4

L’olio di palma comporta rischi specifici per quanto riguarda l’insorgenza di malattie cardiovascolari?

Non ci sono problemi di salute specifici legati all’utilizzo dell’olio di palma. La relazione tra alimentazione e salute deve essere considerata tenendo conto della dieta nel suo insieme e non valutando i singoli alimenti.

L’olio di palma, se consumato con moderazione all’interno di una dieta varia ed equilibrata, ha effetti neutri sulla salute. E’ quanto si deduce da uno studio effettuato nel 2014 in collaborazione con tre centri di ricerca italiani, sulla sostituzione dell’olio di palma con diversi tipi di grassi normalmente presenti nel modello di dieta dei soggetti sottoposti al test. (Palm oil and blood lipid-related markers of cardiovascular disease: a systematic review and meta-analysis of dietary intervention trials. E. Fattore, C. Bosetti, F. Brighenti, C. Agostoni, G. Fattore, The American Journal of Clinical Nutrition, 2014)

E’ importante non superare le quantità raccomandate per i grassi saturi, provenienti da qualsiasi tipo di fonte. Diversi studi scientifici, tra cui anche uno studio condotto dall’istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, hanno notevolmente ridimensionato il ruolo negativo degli acidi grassi saturi sull’innalzamento del colesterolo sanguigno, principale fattore di rischio delle malattie cardiovascolari. Nello specifico, all’acido palmitico, principale grasso saturo dell’olio di palma, è stato riconosciuto un effetto neutrale sul metabolismo del colesterolo. L’olio di palma può dunque far parte a pieno titolo della nostra alimentazione. Maggiori informazioni sono disponibili qui.

 

#5

L’olio di palma favorisce l’insorgere del diabete di tipo 2?  

Non esistono evidenze di una correlazione tra il consumo di olio di palma e l’insorgere del diabete di tipo 2. Vanno infatti smentite le voci al riguardo, derivanti da una errata interpretazione di uno studio compiuto di recente.

Esperti del CRA NUT hanno infatti chiarito che un recente studio promosso dalla società italiana di diabetologia sul ruolo dell’olio di palma nell’insorgenza del diabete di tipo 2 è stato mal interpretato: si tratta di uno studio sperimentale – realizzato su cavie animali – che non utilizza l’olio di palma ma uno solo dei suoi componenti (il palmitato, peraltro sottoposto a processo di idrogenazione) e che quindi non può in alcun modo essere utilizzato per sostenere che l’olio di palma avrebbe gli stessi effetti sull’organismo dell’uomo. Maggiori informazioni sono disponibili qui e qui.

 

#6

L’olio di palma è cancerogeno?

Le evidenze epidemiologiche a disposizione non supportano la correlazione tra l’assunzione di acidi grassi saturi, acido palmitico o olio di palma con l’insorgenza di tumori E. Fattore e R. Fanelli  “Palm oil and palmitic acid: a review on cardiovascular effects and carcinogenity”, 2013, Int. J of Food Sciences and Nutrition)

La sua composizione, inoltre, sia da grezzo che raffinato, lo rende più stabile alle alte temperature, rispetto agli altri olii e grassi che invece tendono a raggiungere prima il “punto di fumo”, con minori rischi di generare composti cancerogeni durante la frittura.

 

#7

Le coltivazioni di palma da olio sono inquinanti per l’ambiente?

La palma da olio è una pianta naturalmente resistente la cui coltivazione richiede un ridotto uso di pesticidi e fertilizzanti. Maggiori informazioni sono disponibili qui.

 

#8

L’olio di palma causa deforestazione?

La crescita dei volumi produttivi dell’olio di palma ha avuto un forte impatto in termini di conversione delle foreste nei suoi maggiori paesi produttori, posizionati nella fascia tropicale.
Consapevole della necessità di minimizzare tali impatti, l’Unione intende impegnarsi chiedendo alle aziende di acquistare solo olio di palma certificato RSPO entro il 2016 e di adottare criteri più stringenti in termini di sostenibilità entro il 2020.

L’olio di palma sostenibile per l’Unione deve avere questi requisiti:

      • olio con origini conosciute e quindi tracciabili;
      • prodotto senza convertire foreste e nel rispetto degli ecosistemi ad alto valore di conservazione;
      • prodotto con pratiche colturali rispettose delle foreste ad alto valore di carbonio;
      • prodotto con pratiche agricole atte a preservare le torbiere;
      • non proveniente dalla conversione in piantagioni di aree sottoposte ad incendi volontari;
      • che protegge i diritti dei lavoratori, popolazioni e comunità locali, rispettando il principio del consenso libero, preventivo e informato;
      • che promuove lo sviluppo dei piccoli produttori indipendenti.

 

L’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile è stata costituita a fine ottobre 2015 da un gruppo di Aziende e Associazioni attive in vari settori merceologici nei quali viene utilizzato olio di palma, con l’obiettivo di essere un punto di raccordo utile a promuovere attivamente la cultura della sostenibilità di questo prodotto. Maggiori informazioni sono disponibili qui.

 

#9

La produzione dell’olio di palma può essere sostenibile?

Sì, l’olio di palma può essere prodotto in maniera sostenibile.  Consapevoli della necessità di minimizzare gli impatti su ambiente e comunità locali, alcuni attori responsabili della filiera dell’olio di palma hanno costituito nel 2004 la Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO – www.rspo.org) con l’obiettivo di gestire le problematiche ambientali e sociali legate alla sua produzione sulla base di definiti principi e criteri. Oggi RSPO è una associazione multi-stakeholders che raccoglie più di 2.400 membri tra produttori, aziende di beni di consumo, grande distribuzione e associazioni ambientaliste. Negli ultimi anni si è fortemente sviluppata l’esigenza di rendere ancora più stringenti le regole per minimizzare gli impatti della produzione dell’olio di palma. Per questo l’Unione si prefigge di adottare criteri più stringenti entro il 2020.  In tale contesto si inserisce, ad esempio, il Palm Oil Innovation Group (POIG), iniziativa che – partendo dai requisiti di RSPO – mira ad applicare criteri più stringenti a protezione delle foreste e delle comunità (http://poig.org/). Insieme ad alcuni produttori e aziende di beni di consumo, sono 9 le associazioni ambientaliste che aderiscono al POIG – tra queste Greenpeace, WWF e Rainforest Action Network. L’ obiettivo è quello di promuovere pratiche di sostenibilità della filiera dell’olio di palma sempre più rigorose, cercando di coinvolgere sempre più operatori.

La soluzione non è sostituire l’olio di palma ma produrre in modo responsabile una materia prima che da tempo rappresenta una fonte economica importante per le popolazioni dei paesi in via di sviluppo. Circa il 40% della produzione globale di olio di palma è ottenuta dai piccoli produttori (fonte: World Bank Group – 2011). Maggiori informazioni sono disponibili qui.