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02/07/2018

OLIO DI PALMA E BIODIVERSITA’: IL RAPPORTO IUCN CONFERMA CHE IL BOICOTTAGGIO E’ UNA MINACCIA PER L’AMBIENTE

 

Un rapporto appena pubblicato a cura dell’International Union of the Conservation for Nature (IUCN) dal titolo Palm Oil and Biodiversity (Saying ‘no’ to palm oil would likely displace, not halt biodiversity loss – IUCN reportspiega che il boicottaggio dell’olio di palma a favore di oli alternativi avrebbe un impatto devastante per altri habitat, spostando il problema e contribuendo alla minaccia e alla distruzione della natura, invece di difenderla.

Il rapporto ha analizzato l’effetto delle piantagioni di palma da olio sulla biodiversità e le possibili soluzioni per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Lo studio afferma che bandirne l’utilizzo non è la soluzione giusta, anzi potrebbe addirittura peggiorare le cose.

L’olio di palma è ormai diventato un ingrediente essenziale per moltissimi prodotti, da quelli alimentari, ai cosmetici, a quelli per la cura della casa e della persona, per arrivare infine ai biocarburanti. L’Europa è uno dei mercati principali di olio di palma, ma i maggiori consumatori sono Cina, India e Indonesia. Non utilizzare più questo ingrediente significherebbe doverlo sostituire con altri oli vegetali, che non sono necessariamente più sostenibili.

Infatti le piantagioni di palme da olio occupano 25 milioni di ettari di terreno, equivalente al 10% del suolo occupato da tutte le coltivazioni di oli vegetali. Sostituendolo con colza, soia o mais si consumerebbe un’area di terreni 9 volte superiore, con conseguente distruzione di habitat e biodiversità.

Ad oggi, per coprire il fabbisogno mondiale di olio ci vogliono infatti 8,2 milioni di ettari di palma usando i metodi attuali, che potrebbero essere ridotti a 5 milioni usando sistemi più efficienti. Per coprire lo stesso fabbisogno con olio di soia ci vorrebbero ben 62,5 milioni di ettari e con olio di colza ben 43,3 milioni.

I problemi ambientali dunque non si risolverebbero, ma anzi si aggraverebbero e si sposterebbero in altre zone del mondo (Sud America e Africa). Oltre alle foreste, se si rimpiazzasse l’olio di palma con aree molto più grandi di colza, soia e girasole, l’ecosistema naturale e molte specie animali ne soffrirebbero: a farne le spese sarebbero i giaguari e gli orsi ed altri mammiferi e uccelli.

La soluzione è quella di implementare e incrementare azioni concrete e focalizzate per rendere la produzione di olio di palma sostenibile, assicurando che governi, produttori e tutta la catena di approvvigionamento onorino i loro impegni di sostenibilità. L’Europa già consuma in gran parte olio di palma certificato, ovvero si garantisce che i produttori rispettano i diritti delle comunità locali e non hanno distrutto foreste primarie. Purtroppo però i maggiori consumatori di olio di palma (Cina, Indonesia e India) consumano soprattutto prodotto non certificato. Il boicottaggio europeo contribuirebbe ad incentivare produzione di olio di palma non sostenibile.

C’è bisogno quindi di maggiori sforzi per raggiungere obiettivi di sostenibilità che coinvolgano tutti gli attori della filiera: dal produttore al consumatore. Anche i Governi hanno un compito molto importante e devono incoraggiare e implementare politiche a favore dell’ambiente a sostegno.

L’informazione risulta quindi un asset essenziale per poter guidare un cambio di mentalità generale che possa sostituire il claim “senza olio di palma” con quello l’utilizzo di “olio di palma sostenibile”.

 

Chi è IUCN?

È l’Unione Internazionale per la conservazione della natura, un’organizzazione nata negli anni ‘40 specializzata in tematiche ambientali. È l’unica ad avere un posto da osservatore all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La sua mission è quella di persuadere, incoraggiare ed assistere le società di tutto il mondo nel conservare l’integrità e la diversità della natura e nell’assicurare che qualsiasi utilizzo delle risorse naturali sia equo ed ecologicamente sostenibile.

Per maggiori informazioni: iucn.org

 

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