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27/01/2026

Come si comunica l’olio di palma sostenibile?

olio di palma sostenibile

A MARCA 2026 Unione Italiana Olio di Palma Sostenibile e RSPO promuovono il dibattito sulla comunicazione della sostenibilità della filiera.

Si è conclusa da poco l’edizione 2026 di MARCA by BolognaFiere & ADM, appuntamento chiave per il confronto tra industria, distribuzione e stakeholder della marca del distributore (MDD).

In questo contesto, l’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, in collaborazione con RSPO – Roundtable on Sustainable Palm Oil, ha organizzato l’incontro “Come si comunica l’olio di palma sostenibile?” per discutere insieme a esperti e stakeholder come orientare il mercato e il consumatore verso scelte responsabili, sostenute dalla scienza e dalle organizzazioni che da decenni si impegnano per la trasformazione del settore.

L’evento ha evidenziato come il dialogo su certificazione, sostenibilità e olio di palma sia oggi più strutturato e maturo, in particolare nel rapporto con produttori e retailer, sempre più chiamati e pronti a rendere visibile l’impegno assunto nel richiedere materie prime certificate RSPO anche per i prodotti a marchio del distributore.

Come ha sottolineato Francesca Morgante – Head, Global Key Accounts & Market Transformation (Europe) di RSPO – commentando i dati del nuovo RSPO Spotlight sull’Italia, con ben 266 realtà associate a RSPO il nostro paese è al terzo posto in Europa ed al sesto nel mondo per numero di membri, confermando un forte impegno verso un approvvigionamento responsabile. Per la maggior parte sono aziende produttive del settore food e non food, ma la GDO e la MDD, con oltre il 30% di quota di mercato, possono giocare un ruolo chiave per favorire la completa transizione verso modelli di sostenibilità nella catena del valore dell’olio di palma sostenibile, anche considerando il contatto diretto con il consumatore e il presidio del territorio. Tra i retailer associati a RSPO oggi troviamo: ALDI, Carrefour, Eurospin, LIDL e METRO.

«Comunicare in modo corretto e trasparente cosa significa  “olio di palma sostenibile” è una responsabilità condivisa lungo tutta la filiera – ha dichiarato Vincenzo Tapella, presidente dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile – dalla produzione alla distribuzione, fino al rapporto con il consumatore finale».

La certificazione secondo lo standard RSPO Supply Chain Certification (SCC)  – come ha spiegato Luca Pizzato, RSPO Scheme Manager di ICEA – è uno strumento concreto e riconosciuto per dare credibilità agli impegni di sostenibilità e contrastare semplificazioni e disinformazione.

Nel corso dell’incontro è stato inoltre sottolineato il ruolo dell’Unione come piattaforma di dialogo tra imprese, retailer, ong e altri stakeholder. «L’obiettivo dell’Unione è creare occasioni di confronto, in cui competenze diverse si incontrano per costruire una comunicazione basata su dati, certificazioni e trasparenza, che sia in grado di aumentare la conoscenza e la fiducia. Solo così è possibile accompagnare il settore verso scelte sempre più responsabili e consapevoli» ha aggiunto Tapella.

Durante l’incontro è stato sottolineato anche il ruolo strategico delle aziende italiane che scelgono di aderire all’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile e di comunicare il proprio impiego di olio di palma certificato sostenibile, contribuendo in modo concreto all’educazione del settore e dei consumatori e rafforzando una comunicazione basata su evidenze verificabili.

Un ulteriore messaggio chiave ha riguardato il valore della collaborazione: competenze ed esperienze diverse risultano complementari e fondamentali per accompagnare l’evoluzione responsabile dell’intera filiera. «Per contrastare semplificazioni e disinformazione il ruolo delle ONG è fondamentale – ha sottolineato il presidente Vincenzo Tapella – Siamo molto grati a WWF Italia per il prezioso impegno a favore della sostenibilità della filiera e per la condivisione dei video informativi su olio di palma sostenibile in italiano, che sono molto utili per sensibilizzare ed informare correttamente gli stakeholder».