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28/07/2026

EUDR e olio di palma: dalle dry run indicazioni operative per preparare la filiera

dry run

 

Le dry run rappresentano uno strumento prezioso per accompagnare gli operatori nella fase più concreta dell’attuazione dell’EUDR. Consentono di testare i sistemi, verificare la qualità dei dati, chiarire ruoli e responsabilità, rafforzare il dialogo con i fornitori, valorizzare correttamente la certificazione e costruire procedure capaci di dimostrare, con trasparenza, il percorso seguito.

Dopo mesi di confronti su scadenze, sistemi informativi, codici doganali e ruoli lungo la filiera, la domanda centrale per le imprese diventa operativa: come dimostrare, in pratica, che il proprio sistema di due diligence è solido, verificabile e coerente con le aspettative delle Autorità competenti?

Un contributo interessante è offerto dal rapporto Insights from EUDR preparedness exercise in the palm oil sector  pubblicato da European Forest Institute – EFI, dedicato agli esiti delle dry run condotte nel settore dell’olio di palma nell’ottobre 2025.

L’esercizio ha coinvolto l’Autorità competente spagnola e due operatori della filiera dell’olio di palma. Sono stati simulati controlli sui sistemi di due diligence e su spedizioni provenienti dall’Indonesia e dalla Malesia, utilizzando dati reali per avvicinarsi il più possibile alle future verifiche EUDR. La simulazione ha inoltre consentito di testare l’uso del sistema informativo europeo per il trasferimento dei dati di geolocalizzazione e di individuare possibili criticità relative alla compilazione, al formato e alla completezza delle informazioni.

Il primo insegnamento è particolarmente rilevante: la due diligence non è un esercizio meramente documentale. Per le Autorità competenti, il valore di una valutazione del rischio non risiede solo nella conclusione finale, ma nella solidità e trasparenza del processo seguito dall’operatore per arrivarci. Occorre poter spiegare come il sistema è stato disegnato, quali dati sono stati raccolti, da quali fonti provengono, come sono stati valutati i rischi e quali misure di mitigazione sono state adottate.

Questo aspetto è centrale anche quando le imprese utilizzano fornitori terzi, piattaforme digitali o strumenti esterni di risk assessment. Il rapporto sottolinea che l’operatore resta legalmente responsabile e deve essere in grado di spiegare fonti, metodologie e assunzioni utilizzate da eventuali soggetti terzi. Le Autorità competenti non possono considerare automaticamente noti, validati o affidabili i risultati prodotti da provider esterni: l’operatore deve dimostrare di averli compresi, valutati criticamente e integrati nel proprio sistema di due diligence.

Un secondo messaggio riguarda la necessità di rendere il sistema operativo. Non basta disporre di policy, procedure o protocolli: il sistema deve essere applicato alle spedizioni effettivamente oggetto di verifica e deve produrre risultati dimostrabili. La due diligence deve quindi essere parte del funzionamento quotidiano della filiera, non solo un insieme di documenti predisposti a fini formali.

Il rapporto conferma la complessità delle catene di fornitura. I frutti freschi possono provenire da piantagioni aziendali, piccoli produttori legati a schemi aziendali, piccoli produttori indipendenti, intermediari o piantagioni terze; a seconda del prodotto, il percorso può includere frantoi, impianti di frantumazione del nocciolo, raffinerie, impianti oleochimici, stoccaggi e mercati di destinazione.

In questo contesto, le principali criticità EUDR riguardano la tracciabilità e la legalità, in particolare per i piccoli produttori, che possono non disporre della documentazione, dei dati di geolocalizzazione o della capacità organizzativa necessari a dimostrare la conformità.

Un ulteriore punto riguarda la certificazione. Le dry run confermano che gli schemi di certificazione possono facilitare la due diligence e fornire evidenze utili, ma non sostituiscono la responsabilità dell’operatore. Il rapporto evidenzia che la certificazione deve essere spiegata e integrata nel sistema: occorre chiarire quali requisiti EUDR sono coperti, quali sono i limiti dello schema utilizzato e quali misure aggiuntive vengono adottate quando la certificazione da sola non è sufficiente.

Le simulazioni hanno inoltre messo in evidenza l’importanza della qualità dei dati geospaziali. Semplici controlli visivi e verifiche geometriche hanno consentito di individuare sovrapposizioni, duplicazioni e possibili incongruenze nei dati. In alcuni casi, queste anomalie non indicavano necessariamente un problema di conformità, ma richiedevano comunque una spiegazione chiara da parte dell’operatore e una metodologia documentata per gestire correttamente i dati lungo la filiera.

Il rapporto richiama inoltre le criticità legate alla condivisione dei dati geospaziali in Indonesia, insieme alle sfide connesse all’accessibilità dei dati e alla segregazione delle catene di fornitura. Durante l’esercizio, la qualità delle informazioni di geolocalizzazione per l’origine indonesiana non ha potuto essere valutata pienamente perché l’operatore non ha potuto trasmettere poligoni per gli appezzamenti superiori a quattro ettari.

A tale proposito è importante precisare che il 22 maggio scorso l’Agenzia indonesiana per l’informazione geospaziale (Badan Informasi Geospasial) ha adottato il Regolamento BIG n. 1/2026 sulla diffusione internazionale dei dati geospaziali, che rappresenta un passaggio importante per le filiere soggette all’EUDR.

Pur non eliminando automaticamente tutte le criticità legate alla condivisione dei poligoni e dei dati di geolocalizzazione, il provvedimento introduce finalmente un quadro formale per la condivisione all’estero, bilanciando esigenze di trasparenza, sovranità dei dati, sicurezza e tutela delle informazioni sensibili.

 

Il messaggio complessivo è comunque positivo. Secondo le conclusioni del rapporto, le dry run sull’olio di palma hanno mostrato che la conformità EUDR è praticabile e che le criticità individuate possono essere gestite attraverso miglioramento continuo, procedure più solide e approcci affidabili alla due diligence.