News

05/06/2021

GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE 2021 – Olio di Palma Sostenibile: è ora di agire per garantire il nostro futuro

Lettera aperta di Michelle Desilets – Orangutan Land Trust

In un contesto globale vessato dalla piaga della pandemia è difficile essere ottimisti e motivati. Se poi ci sommiamo le preoccupazioni per l’ambiente, l’emergenza della crisi climatica e la perdita di biodiversità, è facile lasciarsi sopraffare da un senso di impotenza e scoraggiamento.

Lavorando nel campo della conservazione degli oranghi e delle foreste da oltre un quarto di secolo, diverse volte ho provato sentimenti di profonda delusione, indignazione e angoscia, di fronte alle quali in molti avrebbero deciso di tirare i remi in barca. Sono stata testimone dell’imponente distruzione associata alla produzione convenzionale di legname, cellulosa e palma da olio, trovando davvero difficile individuare stimoli positivi.

Ma ogni tanto arriva qualche segnale incoraggiante a rafforza la mia determinazione. Proprio in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, (FAO) lanciano il Decennio per il Ripristino dell’Ecosistema (2021-2030). L’obiettivo estremamente ambizioso e assolutamente essenziale di questa iniziativa è quello di prevenire, arrestare e invertire il degrado degli ecosistemi in tutto il mondo, affrontando gli errori del passato e intraprendendo azioni proiettate al futuro. L’applicazione di questo concetto per la mia organizzazione, l’Orangutan Land Trust, si traduce nella promozione di catene di approvvigionamento sostenibili di olio di palma, un impegno che mi piacerebbe fosse condiviso da tutti gli stakeholder.

Olio di Palma, Ambiente e Biodiversità

Gli impatti su ambiente e biodiversità dell’olio di palma convenzionale negli ultimi decenni sono stati certamente catastrofici. E’ evidente che non possiamo certo cancellare ciò che è accaduto ma è altrettanto chiaro quello che invece possiamo fare: arrestare le azioni e i comportamenti che oggi continuano a provocare deforestazione, adottare idonee misure di prevenzione ed intervenire con azioni significative e di scala per ripristinare ciò che è stato danneggiato. Sposare questa posizione non significa porsi come apologeti dell’industria quanto piuttosto diventare “crociati” a favore del cambiamento.

Giornata Mondiale dell'Ambiente

Le prime fasi dei lavori di ripristino dell’habitat degli oranghi – Foto PONGO Alliance

Sono in molti a condividere questa posizione, comprese le principali ONG ambientali e sociali impegnate da anni sul campo. La Tavola Rotonda sull’Olio di Palma Sostenibile (RSPO) vanta oggi più di 5.000 membri provenienti da 100 Paesi, tutti determinati a rendere l’olio di palma sostenibile la norma. Nonostante sia una rete molto ampia, il suo impatto positivo è ancora limitato, non solo a causa di alcuni membri non ancora totalmente in linea con gli impegni assunti (come gli acquirenti che non si riforniscono ancora al 100% di olio di palma sostenibile certificato), ma anche e soprattutto a causa di coloro che operano al di fuori dei sistemi di certificazione, che non hanno intrapreso alcuna azione per rendere sostenibili le proprie catene di approvvigionamento. Prendiamo ad esempio quei marchi e distributori che utilizzano il claim “senza olio di palma”, non, come sostengono, per “salvare foreste pluviali e oranghi”, ma semplicemente per ragioni di marketing. Allontanarsi da un problema non equivale a contribuire alla sua soluzione, soprattutto se allontanarsi significa optare per oli alternativi meno sostenibili generando un problema più grave!

Il boicottaggio non è la soluzione

Non è sorprendente come alcune aziende abbraccino con tanta leggerezza il “no all’olio di palma”, senza pensare nemmeno per un attimo alle delicate conseguenze della loro decisione?

I media tradizionali, i social media, gli auto-proclamati watchdog e persino gli autori di libri ci inondano di rappresentazioni approssimative e spesso distorte dell’olio di palma, spesso focalizzate sull’attacco all’olio di palma sostenibile e alle parti impegnate nella sua promozione. Per quale motivo? Difficile rispondere a questa domanda. Da un lato è evidente che questo genere di notizie ben si prestano al clickbaiting. In realtà, ciò che accomuna veramente questo tipo di comunicazioni è l’assenza totale di proposte alternative concreta per risolvere il problema sollevato.

Boicottare l’olio di palma certamente non cambierà il modo in cui viene prodotto e non incoraggerà il necessario e progressivo miglioramento dei sistemi di certificazione come RSPO, delle procedure di verifica e della trasparenza delle catene di approvvigionamento. Ancor meno servirà a correggere o rimediare agli errori del passato. In breve, si tratta di una posizione inutile e deleteria.

Alternative sostenibili

Quindi, cosa propongo in alternativa? Suggerisco di chiedere ai coltivatori di palma da olio di porre fine alle pratiche distruttive associate alla produzione convenzionale, di adottare tutte le misure necessarie per prevenire futuri impatti negativi sull’ambiente e di investire in soluzioni che siano in armonia con la natura al fine di contribuire al ripristino degli ecosistemi. Propongo di chiedere ai commercianti e agli acquirenti di olio di palma, inclusi produttori e catene della distribuzione, di approvvigionarsi immediatamente ed esclusivamente di olio di palma certificato sostenibile secondo una delle catene di custodia RSPO e di investire in progetti di ripristino dell’ecosistema. Propongo di chiedere ai governi dei Paesi produttori e consumatori di sostenere le catene di approvvigionamento sostenibili e di contribuire essi stessi al ripristino dell’ecosistema.

E infine, come consumatori, noi tutti possiamo fare la nostra parte per il nostro futuro, sostenendo le aziende virtuose e chiedendo a quelle che oggi non lo sono di porre fine alla distruzione degli ecosistemi, mettere in atto misure per prevenire il degrado e rimediare agli errori del passato.

 

Michelle Desilets, Direttore Esecutivo Orangutan Land Trust