News

16/06/2026

Nasce “Voci internazionali sull’olio di palma sostenibile”, la nuova rubrica dell’Unione

olio di palma sostenibile

Il dibattito sull’olio di palma è stato a lungo caratterizzato da semplificazioni, contrapposizioni e messaggi spesso poco aderenti alla complessità delle filiere globali. Oggi, anche alla luce delle nuove sfide normative europee, dell’evoluzione degli standard volontari, degli investimenti in tracciabilità e della crescente attenzione verso la sostenibilità delle materie prime agricole, è sempre più necessario promuovere un confronto informato, basato su evidenze, competenze e pluralità di punti di vista.

Per questo l’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile inaugura “Voci internazionali sull’olio di palma sostenibile”, una nuova rubrica dedicata alla ripubblicazione in italiano di una selezione di articoli pubblicati sul blog di  The Sustainable Palm Oil Choice – SPOC, coalizione internazionale alla quale aderisce da diversi anni.

SPOC coinvolge una pluralità di attori internazionali — imprese, produttori, associazioni di settore, organizzazioni della società civile, realtà impegnate nella conservazione della biodiversità, investitori e fornitori di soluzioni per la tracciabilità e il monitoraggio — accomunati dall’obiettivo di sostenere la transizione verso filiere dell’olio di palma più responsabili, trasparenti e sostenibili.

L’Unione intende offrire uno spazio di approfondimento aperto a voci diverse, accomunate dall’obiettivo di promuovere una transizione concreta verso filiere dell’olio di palma più sostenibili, rendendo più accessibili al pubblico italiano alcune riflessioni internazionali che aiutano a superare una lettura semplicistica del tema, mettendo in relazione produzione agricola, conservazione della biodiversità, tutela degli habitat, responsabilità delle imprese, politiche pubbliche e scelte dei consumatori.

La rubrica nasce in collaborazione con Michelle Desilets, Founder and Executive Director di Orangutan Land Trust – OLT, organizzazione impegnata nella protezione degli oranghie e del loro habitat naturale. Da oltre ventisette anni attiva nella conservazione degli oranghi, Michelle Desilets arricchisce il dibattito sull’olio di palma sostenibile da una prospettiva particolarmente significativa: quella di chi ha osservato direttamente gli impatti della deforestazione sulla biodiversità e, al tempo stesso, riconosce il ruolo che filiere più responsabili, tracciabili e certificate possono svolgere nel cambiare ciò che accade sul campo.

 

Perché partire da “Why the Palm Oil Conversation is Evolving”

Il primo articolo scelto per inaugurare la rubrica è “Why the Palm Oil Conversation is Evolving”, firmato da Barnaby Patchett, Manager di One Nine Nine.

La scelta non è casuale. Il testo affronta proprio il tema dell’evoluzione della conversazione pubblica sull’olio di palma. Per molti anni, il dibattito è stato dominato da una narrazione estremamente semplificata, spesso costruita intorno all’idea che l’unica risposta possibile fosse evitare questa materia prima. Oggi, invece, emerge con maggiore chiarezza la necessità di distinguere tra produzioni non sostenibili e filiere sostenibili, certificate, tracciabili e sottoposte a criteri rigorosi.

L’articolo evidenzia come il confronto stia diventando più maturo: non si tratta più solo di “pro” o “contro” l’olio di palma, ma di comprendere come vengono prodotte le materie prime, quali strumenti esistono per ridurre gli impatti ambientali e sociali, quale ruolo possono svolgere la certificazione, la trasparenza e la due diligence, e perché la sostenibilità possa essere più efficace del boicottaggio.

Particolarmente rilevante è anche il riferimento al nuovo quadro regolatorio europeo, e in particolare al Regolamento UE contro la deforestazione, che sta portando imprese, istituzioni e stakeholder a confrontarsi in modo più concreto con temi come tracciabilità, monitoraggio, gestione del rischio e responsabilità lungo le filiere.

Riproporre questo articolo come primo contributo significa quindi partire dal punto più importante: cambiare il modo in cui si parla di olio di palma. Non per semplificare in senso opposto, ma per restituire complessità, dati e contesto a una discussione che riguarda sostenibilità ambientale, sviluppo economico, comunità locali, innovazione e responsabilità condivisa.