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31/08/2026

Nuove regole sul greenwashing: le indicazioni RSPO per una comunicazione trasparente

 

Dal 27 settembre 2026 saranno operative le nuove disposizioni europee contro il greenwashing previste dalla Direttiva Empowering Consumers (ECD). RSPO ha analizzato le implicazioni indicando alcune cautele operative per le imprese che utilizzano il marchio RSPO.

 

La comunicazione della sostenibilità entra in una nuova fase in Europa. Dal 27 settembre 2026 saranno applicabili le disposizioni del D.Lgs. 20 febbraio 2026, n. 30. che ha recepito la Direttiva (UE) 2024/825 – Empowering Consumers for the Green Transition (ECD), introducendo nuove regole sui claim ambientali e sui marchi di sostenibilità.

RSPO ha analizzato le implicazioni della nuova disciplina per il proprio sistema di certificazione e per le aziende che ne utilizzano il marchio, nell’ambito del più ampio lavoro di accompagnamento degli operatori rispetto all’evoluzione della normativa europea sulla sostenibilità.

 

 

Marchi di sostenibilità e claim ambientali: due aspetti distinti

 

La Direttiva interviene su due fronti.

Da un lato, i marchi di sostenibilità potranno essere utilizzati solo se basati su sistemi di certificazione che rispettino specifici requisiti di trasparenza, governance e verifica indipendente.

Dall’altro, vengono introdotte restrizioni più stringenti per i claim ambientali generici, come “sostenibile”, privilegiando comunicazioni specifiche, comprensibili e adeguatamente supportate.

RSPO sottolinea, in particolare, che le affermazioni contenute all’interno di un sustainability label, come il marchio RSPO, non sono considerate di per sé claim ambientali generici. Resta invece necessario verificare attentamente le altre affermazioni utilizzate sul packaging, nella pubblicità e negli altri canali di comunicazione.

 

 

RSPO: il sistema di certificazione risponde ai requisiti della Direttiva

 

Il Segretariato RSPO ha effettuato una valutazione del proprio sistema rispetto ai criteri previsti dalla ECD e ritiene che RSPO soddisfi i requisiti stabiliti per gli schemi di certificazione.

La valutazione considera, tra gli altri elementi, la verifica indipendente da parte di organismi di certificazione, la disponibilità pubblica degli standard, l’accessibilità del sistema secondo condizioni trasparenti e non discriminatorie, il coinvolgimento degli stakeholder nella definizione degli standard e l’esistenza di procedure per la gestione delle non conformità.

Gli audit sono inoltre effettuati da organismi indipendenti accreditati da Assurance Services International (ASI) secondo standard internazionali.

RSPO richiama anche un’analisi comparativa condotta da ISEAL, secondo cui i sistemi conformi al relativo Code of Good Practice e basati su verifiche di terza parte sono ben posizionati per rispondere ai requisiti della ECD.

Su queste basi, RSPO conclude che il proprio marchio può continuare a essere utilizzato sul mercato europeo.

 

 

Preferire informazioni specifiche e verificabili

 

Per le imprese, l’indicazione più immediata riguarda il linguaggio utilizzato.

RSPO raccomanda agli operatori che commercializzano prodotti nell’Unione europea di evitare, ove possibile, formulazioni ambientali generiche come “sostenibile”, privilegiando indicazioni fattuali e verificabili, ad esempio “RSPO Certified”.

L’obiettivo è comunicare in maniera più precisa che cosa è certificato, concentrandosi su aspetti specifici piuttosto che su affermazioni generali di sostenibilità.

La stessa attenzione deve essere riservata alle brevi formulazioni standardizzate – i cosiddetti “one-liners” – previste dalle RSPO Rules on Market Communications and Claims. RSPO segnala che alcune di queste formulazioni potrebbero richiedere ulteriori spiegazioni per risultare pienamente comprensibili al consumatore medio.

Quando necessario sarà opportuno affiancare al claim un riferimento facilmente accessibile a informazioni che spieghino in termini semplici che cosa comporta concretamente la certificazione RSPO, ad esempio attraverso un link o un riferimento digitale utilizzabile anche sul packaging.

RSPO ha predisposto a questo scopo una specifica pagina informativa per illustrare in termini facilmente comprensibili cosa si intende per olio di palma sostenibile certificato RSPO.

 

 

Le indicazioni RSPO in sintesi

 

Per le aziende che utilizzano olio di palma sostenibile certificato RSPO, le principali indicazioni possono essere riassunte in quattro punti:

  • RSPO ritiene il proprio sistema di certificazione conforme ai requisiti previsti dalla ECD per i sustainability label basati su certification schemes;
  • il marchio RSPO e gli eventuali claim ambientali che lo accompagnano devono essere considerati separatamente;
  • è opportuno privilegiare formulazioni fattuali e verificabili, come “RSPO Certified”, rispetto a espressioni ambientali generiche;
  • quando necessario, i claim dovrebbero essere accompagnati da informazioni chiare e facilmente accessibili che consentano al consumatore di comprendere il significato della certificazione.

 

 

Più trasparenza per valorizzare le certificazioni credibili

 

RSPO considera il nuovo quadro europeo non soltanto come un requisito di compliance, ma anche come un’opportunità per valorizzare maggiormente i sistemi di sostenibilità fondati su standard pubblici, governance trasparente e verifiche indipendenti.

Per le imprese, la prospettiva che emerge è quindi quella di continuare a comunicare gli impegni e i risultati raggiunti attraverso la certificazione, adottando però un linguaggio sempre più preciso, trasparente e verificabile.

Una maggiore attenzione alla qualità dei claim può contribuire a distinguere le certificazioni robuste e indipendenti dalle affermazioni ambientali generiche e non adeguatamente supportate.

 

 

 

Per approfondire:

RSPO – Sustainability Communications to Face Closer Scrutiny in the EU: What You Should Know

RSPO and Empowering Consumers Directive (ECD)

Why Sustainable Palm Oil

RSPO ECD Webinar 20.04.2026 Master Presentation