Un nuovo approfondimento di Our World in Data sui principali fattori della deforestazione globale mette in evidenza un dato particolarmente significativo per la filiera dell’olio di palma: nell’ultimo decennio la perdita di foreste associata alla sua produzione è diminuita sensibilmente. Un’evoluzione alla quale hanno contribuito impegni delle imprese, sistemi di certificazione e politiche adottate nei principali Paesi produttori.

Un recente approfondimento di Our World in Data, pubblicato nell’agosto 2026, analizza i principali fattori della deforestazione legata alla produzione agricola e forestale tra il 2001 e il 2023, sulla base dei dati elaborati da Chandrakant Singh e Martin Persson e pubblicati su Nature Food (Singh, C., Persson, U.M. Global patterns of commodity-driven deforestation and associated carbon emissions. Nat Food 7, 138–151 (2026). https://doi.org/10.1038/s43016-026-01305-4)
Attraverso il modello DeDuCE (Deforestation Driver and Carbon Emission) che combina dati satellitari sulla perdita di copertura forestale con informazioni sull’uso del suolo e sulle produzioni agricole, gli autori riescono ad attribuire la deforestazione alle diverse materie prime e stimarne le relative emissioni di carbonio.
Nel periodo considerato, l’espansione dei pascoli per l’allevamento bovino rappresenta il principale fattore, con circa il 41% della deforestazione attribuita alle diverse produzioni. Seguono le colture oleaginose, con circa il 16%, categoria nella quale la perdita di foreste è riconducibile soprattutto a soia e olio di palma.
Per la filiera dell’olio di palma, tuttavia, il dato di maggiore interesse riguarda soprattutto l’evoluzione nel tempo della deforestazione associata alla sua produzione.
Una forte riduzione nell’ultimo decennio
Our World in Data evidenzia come i tassi di deforestazione associati all’espansione della palma da olio siano diminuiti sensibilmente negli ultimi dieci anni, dopo i livelli più elevati registrati negli anni 2000 e nei primi anni 2010.
È un cambiamento rilevante, tanto che l’analisi indica proprio l’olio di palma come un esempio di come sia possibile ridurre nel tempo la pressione di una filiera sulle foreste attraverso una combinazione di interventi pubblici e privati.
Il dato cumulato sul periodo 2001-2023 conserva naturalmente traccia delle dinamiche dei primi anni: circa il 6% della deforestazione globale del periodo è attribuito alla produzione indonesiana di olio di palma.
Ma questo valore, considerato isolatamente, non restituisce il cambiamento intervenuto successivamente.
I dati annuali mostrano infatti un quadro molto diverso negli anni più recenti, caratterizzato da una netta diminuzione della perdita di foreste associata alla produzione di olio di palma.
L’andamento evidenziato dallo studio offre quindi una lettura importante dell’evoluzione della filiera: occorre considerare il percorso di miglioramento intrapreso nell’ultimo decennio e i risultati già visibili in termini di riduzione della deforestazione.
Gli impegni della filiera hanno contribuito al cambiamento
Secondo Our World in Data, la riduzione osservata è legata a una combinazione di fattori.
Un ruolo importante viene attribuito alla crescente diffusione degli impegni aziendali contro la deforestazione. Numerose imprese del settore alimentare hanno adottato politiche volte a escludere dalle proprie catene di approvvigionamento l’olio di palma proveniente da nuove aree deforestate.
Parallelamente, si sono sviluppati e consolidati sistemi di certificazione come RSPO, che hanno contribuito a mettere a disposizione delle aziende strumenti per orientare gli approvvigionamenti verso una produzione non associata alla deforestazione. L’analisi richiama inoltre il ruolo della pressione esercitata dalla società civile nel favorire l’adozione di questi impegni.
A queste iniziative si sono affiancate le misure introdotte nei principali Paesi produttori. In Indonesia, nel 2018 è stata avviata una moratoria sul rilascio di nuovi permessi per le piantagioni di palma da olio. La Malesia ha invece posto un limite alle superfici destinabili alle piantagioni, orientando maggiormente l’aumento della produzione verso una maggiore produttività delle aree già coltivate.
L’analisi sottolinea comunque che il calo non può essere ricondotto a un unico elemento: anche i bassi prezzi dell’olio di palma nella seconda metà degli anni 2010 possono aver contribuito a ridurre gli incentivi all’espansione delle superfici.
Un percorso di miglioramento da consolidare
I dati offrono quindi un’indicazione positiva per la filiera: la relazione tra produzione di olio di palma e perdita di foreste è cambiata significativamente nel corso dell’ultimo decennio.
Le dinamiche dei primi anni 2000 continuano inevitabilmente a incidere sui dati cumulati relativi all’intero periodo analizzato, ma non descrivono da sole la situazione attuale. Guardando all’evoluzione nel tempo emerge infatti una progressiva riduzione della deforestazione associata alla palma da olio e il contributo di strumenti che il settore ha sviluppato e rafforzato negli ultimi anni.
Impegni contro la deforestazione, certificazione, tracciabilità e interventi nei Paesi produttori rappresentano quindi elementi centrali di un percorso che ha già prodotto risultati significativi e che sarà importante continuare a consolidare.
Questa nuova analisi ci offre quindi un elemento utile per meglio interpretare e comunicare dei dati sulla deforestazione: accanto ai valori cumulati di lungo periodo, è essenziale considerare l’evoluzione più recente e i progressi registrati dalla filiera nell’ultimo decennio.
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