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13/04/2021

“Senza olio di palma” – Il parere gli esperti del CREA

Secondo l’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy e Nielsen, a guidare la crescita del paniere alimentare “free from” registrata nell’ultimo anno (2,2% AT giugno 2020) sono stati principalmente i claim “senza antibiotici”“ridotto contenuto di zuccheri”“senza additivi” “senza glutammato”. In parallelo, altri claim hanno registrato un trend negativo, in particolare quelli relativi al ridotto contenuto di grassi saturi e di grassi idrogenati, di sale e di calorie. L’indicazione “senza conservanti” resta la più importante sia come incidenza sulle vendite (9,7% di quota), sia come numero di prodotti (6,0%).

Il claim “senza olio di palma”

Il claim “senza olio di palma” ha rallentato ulteriormente il passo, con un sell-out che cresce ancora ma ormai a ritmi sempre più contenuti (+1,4% nel 2020, rispetto al +2,8% nell’anno finito a giugno 2019, al +7,4% in quello terminato a giugno 2018, +13,5 nel 2016). I dati indicano tuttavia che si classifica ancora al secondo posto per rilevanza (vale il 6,8% delle vendite a valore) e il livello di penetrazione nelle famiglie italiane è piuttosto alto, pari al 33,5%.

Ciò preoccupa i nutrizionisti, che lo considerano privo di rilevanza dal punto di vista nutrizionale e a rischio di trasformarsi in un boomerang per i consumatori, indotti a preferire prodotti non necessariamente meno calorici e addirittura ad eccedere nel consumo.

Lo stesso CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Economia Agraria) nelle nuove Linee Guida per una Sana Alimentazione, ha tenuto infatti a precisare che “quando scegliamo un prodotto senza olio di palma non significa che possiamo consumare quel prodotto senza alcuna limitazione.”

La parola agli esperti del CREA

Particolarmente significativo il fatto che le linee guida del CREA abbiano dedicato un intero capitolo all’olio di palma, nel quale si conferma sostanzialmente che non è un ingrediente da demonizzare. Il Prof. Andrea Ghiselli e la Dr.ssa Laura Rossi, che ne hanno curato la pubblicazione coordinando il lavoro di oltre 100 esperti, sono intervenuti al convegno “Olio di Palma e SDGs: Nutrire il Pianeta in modo sostenibile” proprio per chiarire questi aspetti.

Il Prof. Ghiselli ha aperto il suo intervento ricordando che, sebbene il “percepito pericolo” per la salute legato all’olio di palma derivi dal fatto che contiene il 50% di grassi saturi, di cui l’OMS raccomanda un consumo limitato, in realtà, se l’obiettivo è il controllo dei livelli di assunzione di grassi saturi, l’olio di palma è tutto sommato un problema relativo, poiché i maggiori apportatori di grassi saturi nella dieta degli italiani sono tipicamente altri, come ad esempio i formaggi, le carni rosse, i salumi e altri oli vegetali di cui facciamo maggior uso.

La preoccupazione – secondo il nutrizionista – deriva piuttosto dal fatto che il claim “senza olio di palma” espone il consumatore al rischio di percepire quel prodotto come più sano (perché non contiene olio di palma) e quindi lo induce a consumarne di più, quando l’indicatore più importante è la quantità di calorie totali e non la quantità di grassi saturi. Con questa manovra il consumatore è “doppiamente ingannato” perché da un lato non sempre si chiarisce con cosa sia stato sostituito l’ingrediente eliminato e dall’altro è indotto a credere che di quel prodotto se ne possa consumare a volontà.

 

 

La Dr.ssa Rossi ha poi chiarito le motivazioni che hanno portato il CREA a dedicare all’olio di palma uno spazio nelle Linee guida. Dopo anni che ha definito “un po’ scomposti”, durante i quali si è fatta molta confusione, si è ritenuto opportuno fare finalmente chiarezza, innanzitutto spiegando perché l’industria alimentare è arrivata ad usare l’olio di palma nelle preparazioni. L’esperta ha ricordato che è stata una risposta alla richiesta dei nutrizionisti e delle autorità competenti di eliminare gli acidi grassi trans e che il modo per evitare i grassi trans è utilizzare grassi saturi, come l’olio di palma, che non necessitano di idrogenazione.

 

 

Laura Rossi ha poi ribadito che la scelta di eliminare l’olio di palma dalle formulazioni e pubblicizzarne l’assenza con il claim “senza” non è stata condivisa completamente dai nutrizionisti, poiché è dimostrato che i prodotti con etichette “senza” inducono il consumatore a mangiare di più e ha ricordato anche che il profilo nutrizionale dell’olio di palma è sostanzialmente uguale a quello del burro.

Dopo aver fornito alcune importanti precisazioni e rassicurazioni anche sulla questione dei contaminanti di processo, sulla quale si è creato allarmismo esagerato, la nutrizionista ha poi fatto riferimento al tema della sostenibilità. Nelle Linee Guida il CREA invita i consumatori a porre una grande attenzione agli impatti ambientali delle filiere, compresa quella degli oli tropicali, tra cui l’olio di palma, che deve quindi essere non solo prodotto nel rispetto di elevati standard qualitativi e di sicurezza, ma anche in modo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale.

La Drssa Rossi ha poi concluso il suo intervento sottolineando che la corsa alla riformulazione e all’uso del claim “senza” sono state reazioni piuttosto scomposte, anche se comprensibili, da parte del mercato, e che anche se purtroppo il messaggio delle istituzioni non sempre riesce a prevalere sui messaggi più emotivi, le indicazioni corrette da dare ai consumatori rispetto all’olio di palma sono quelle contenute nelle Linee Guida del CREA, che essendo state elaborate da più di cento esperti si fondano su solide basi scientifiche.