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14/12/2020

Deforestazione incorporata: il ruolo delle certificazioni ed il rischio dei messaggi semplicistici

Driver principali e potitiche efficaci per la lotta alla deforestazione: questi gli argomenti approfonditi dal Prof. Davide Pettenella – ordinario di Economia e Politiche Forestali presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Padova – durante il convegno “Olio di Palma e SDGs: Nutrire il Pianeta in modo sostenibile” organizzato dall’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile promosso da ASViS.

Il Prof. Pettenella ha recentemente pubblicato  “Deforestation Made in Italy. La responsabilità delle imprese e dei consumatori italiani nella deforestazione dei paesi tropicali” (D. Pettenella, M. Masiero et al.) che presenta una sintesi dei contributi al workshop “Deforestation made in Italy” tenutosi a Padova nel dicembre 2019.

Dopo aver inquadrato il tema della deforestazione e del degrado delle foreste, analizzandone i principali driver e conseguenze, lo studio esplora  i risultati preliminari relativi all’impatto dell’import e del conseguente consumo dei prodotti a rischio deforestazione da parte dei consumatori italiani: legno e prodotti derivati, prodotti agricoli (carne di manzo, olio di palma e soia) e prodotti secondari (pelli bovine e cuoio) sono i principali. Si tratta di un primo tentativo di affrontare l’argomento in maniera sistematica e ragionata nell’ottica di una possibile responsabilità del sistema Italia – istituzioni, imprese, mondo della ricerca, società civile e consumatori.

Olio di palma e SDGs

Il Prof. Pettenella ha iniziato il suo intervento ricordando che la produzione di olio di palma si collega direttamente all’ SDG15 – Vita sulla Terra – un obiettivo fondamentale che a sua volta entra in relazione con tutti gli obiettivi di carattere economico e sociale. infatti, la biosfera sostiene la società e l’economia stessa e dunque si trova alla base del nostro benessere.

La deforestazione a livello globale sta aumentando o sta diminuendo ?

L’esperto ha poi fornito un dato incoraggiante dichiarando che: “la deforestazione, come fenomeno globale, è diminuita del 3% dal 1990” e quindi pur essendo ancora un grave problema è in graduale diminuizione. Le zone che continuano ad essere deforestate si trovano nel sud del mondo (nelle aree tropicali), mentre nell’emisfero Nord assistiamo ad un generale processo di forestazione.

Come sono stati affrontati questi problemi ?

Dopo primi tentativi approssimativi e controproducenti, come le campagne di boicottaggio avviate negli anni ’80, la società civile ha individuato nella decade successiva il taglio del legname a fini commerciali come la principale causa di deforestazione. Solo allora si sono iniziati a definire degli standard di certificazione (FSC e PFC).

Oggi, fra le cause riconosciute, oltre al legname figurano anche agricoltura di sussistenza, attività agricole industriali, estrazione mineraria e infrastrutture, a dimostrazione di quanto la questione sia complessa. Si è quindi iniziato a parlare di deforestazione incorporata, o indiretta e a prestare attenzione soprattutto a quelli che sono considerati i quattro principali driver: legname, olio di palma, soia e allevamento del bestiame.

Questa maggior consapevolezza ha portato la società civile a sviluppare sistemi di certificazioni anche per altri settori produttivi, come la Roundtable on Sustainable Palm Oil – RSPO per la palma da olio.

Il Prof. Pettenella nel suo intervento sottolinea un aspetto molto interessante: l’industria dell’olio di palma è stata precorritrice in termini di impegni sul fronte della lotta alla deforestazione. Lo dimostrano i risultati di uno studio di Climate Focus, che ha valutato lo stato dell’arte nell’implementazione della Dichiarazione di New York sulle Foreste, firmata da aziende, governi e Ong in occasione del Vertice sul Clima 2014 delle Nazioni Unite:  ad oggi, la filiera dell’olio di palma è in prima linea nella lotta alla deforestazione con il maggior numero di impegni.

 

 

deforestazione incorporata

Olio di palma e Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – Davide Pettenella e Mauro Masiero – 7 ottobre 2020

 

Deforestazione incorporata

Olio di palma e Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – Davide Pettenella e Mauro Masiero – 7 ottobre 2020

 

Il rischio dei messaggi semplicistici

Sul fronte pubblico, all’inizio degli anni 2000, sono stati sviluppati programmi analoghi – come il FLEGT nel 2003 – che tuttavia si ispirano essenzialmente a criteri di legalità.

Successivamente, nel luglio 2019, con circa un decennio di ritardo rispetto alle iniziative intraprese dalla società civile e dall’industria, la Commissione Europea ha approvato una significativa Comunicazione sulla deforestazione che definisce le principali linee di intervento per intensificare l’azione della UE per proteggere e ripristinare le foreste del pianeta tra cui quella di introdurre un marchio “deforestation free” per identificare i prodotti non provenienti da filiere legate a deforestazione.

Secondo il prof. Pettenella questo tipo di soluzione porrebbe non pochi problemi: quali prodotti considerare? Quale scala temporale e territoriale? Si rischia di “spiazzare” altri marchi di sostenibilità già esistenti, basati presupposti di garanzia più completi ed avanzati e rispondenti ad una concezione molto più ampia di sostenibilità. Fra questi cita ad esempio la certificazione RSPO, che stabilisce principi e criteri chiari dal punto di vista socio-ambientale e meccanismi di misurazione che coinvolgono l’intera filiera e dunque non limitati ad un messaggio semplicistico di esclusione come il claim “deforestation free”. 

E’ necessario evitare che i messaggi semplicistici basati sul “free from” abbiano la meglio e si traducano in un’abbassamento degli standard di sostenibilità e allo stesso tempo favoriscano il proliferare di marchi e dichiarazioni privi di reale sostanza, come nel caso del “senza olio di palma”.

“Senza olio di palma” non è sinonimo di sostenibilità

Nel capitolo introduttivo della pubblicazione “Deforestation Made in Italy. La responsabilità delle imprese e dei consumatori italiani nella deforestazione dei paesi tropicali” (D. Pettenella, M. Masiero et al.) questo concetto traspare molto chiaramente.

Il Prof. Pettenella sottolinea in una nota come il claim “senza olio di palma” non abbia un fondamento nutrizionale valido e implicitamente suggerisca che non sia possibile una produzione sostenibile di olio di palma, senza peraltro garantire che gli oli alternativi utilizzati nel prodotto provengano da forme di gestione responsabile.

Alla luce di queste considerazioni sarà particolarmente interessante vedere come si andranno a concretizzare nel prossimo futuro le iniziative di governance del settore sia in termini di efficacia delle politiche, che di promozione di un corretto rapporto di sussidiarietà orizzontale tra l’azione pubblica e quella degli operatori della società civile.

Secondo il Prof. Pettenella le istituzioni dovrebbero avere il compito di informare i consumatori così da metterli nelle condizioni di comprendere il problema, responsabilizzarsi e avere elementi di valutazione critica. Le stesse dovrebbero inoltre controllare il rispetto delle normative e promuovere politiche di acquisto pubblico sostenibili basate su criteri minimi di protezione ambientale (GPP). Alla società civile e alle imprese invece, spetterebbe il compito di competere sulla sostenibilità, promuovendo e migliorando i sistemi di certificazione e di labelling volontario.

 

 

La registrazione dell’intervento del Prof. Pettenella è disponibile qui

La presentazione del Prof. Pettenella è disponibile qui